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    L’importanza dell’aspetto psicologico del paziente in medicina estetica

    L’importanza dell’aspetto psicologico del paziente in medicina estetica

    Per molto tempo essere belli significava omologarsi a dei canoni molto precisi: assenza di rughe, di macchie, di smagliature, pelle giovane e lucente, tonicità e magrezza.
    Adesso la conformità a questi criteri è passata in secondo piano: quello che importa è sentirsi bene e a proprio agio con se stessi. La bellezza infatti passa prima per uno stato di benessere interiore.

    Ma allora che ne sarà della medicina estetica? Scomparirà? I dati ci dicono tutt’altro. Anche con le chiusure e restrizioni imposte dai lockdown il settore non conosce crisi e continua a crescere in tutto il mondo.

    Le donne e sempre di più anche gli uomini per sentirsi bene con loro stessi si rivolgono spesso a interventi di medicina estetica: chiedono un trattamento antiaging viso e collo oppure di ridurre cellulite e adiposità o ancora di togliere le cicatrici dell’acne.
    Non è spirito di omologazione ma un modo per sorridersi allo specchio, superare il disagio psicologico che spesso gli inestetismi portano ad affrontare la vita con una rinnovata serenità.

    Alla luce di tutto questo è evidente che il ruolo del medico estetico diventa più complesso ma di certo più interessante. Entra infatti in gioco nel suo lavoro quotidiano la valutazione dell’aspetto psicologico del paziente, centrale per capire le motivazioni reali che lo portano nel suo studio ed offrirgli così il trattamento più idoneo per soddisfare i suoi bisogni.

    Quello che un medico estetico deve quindi chiedersi prima di tutto è: cosa vuole davvero il mio paziente? Cosa posso fare per lui affinchè si senta bene e la sua vita migliori?
    Cosa promettergli senza tradire le sue aspettative, garantendo risultati ottimali e in totale sicurezza?

    Per rispondere a tutte queste domande sarà senza dubbio necessario attivare un nuovo approccio al paziente “estetico” che sia più interessato e realmente coinvolto. Non si tratterà più quindi di svolgere il trattamento richiesto bensì di capire e individuare cosa realmente può servire al nostro paziente per arrivare all’obiettivo che ricerca.

    Se non si è già abituati, intraprendere questo tipo di approccio può sembrare difficile almeno all’inizio ma in realtà si tratta “solo” di svolgere con metodo e ordine alcune azioni.
    Noi suggeriamo di:

    • ascoltare le richieste del paziente con reale interesse, senza pregiudizi o previsioni
    • condividere con lui la scelta del trattamento, spiegando i benefici che apporterà e i risultati che si avranno affinchè le sue aspettative siano reali
    • essere disposti a rivedere le nostre scelte in seguito al confronto con il paziente che deve essere convinto e consapevole di cosa otterrà con il trattamento.

    Questo nuovo atteggiamento è certamente impegnativo, presuppone un lavoro costante e probabilmente un cambiamento del nostro mindset ma tutti gli sforzi saranno senza dubbio ripagati in termini sia di relazione con i pazienti che si sentiranno ascoltati, compresi e al centro dell’interesse del medico che hanno scelto e sia di professionalità che acquisterà completezza e valore.

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